Nella notte tra il 14 e 15 aprile 1912 il Titanic, proprietà della compagnia White Star Line, entrò in collisione con un iceberg, provocando la morta di circa 1500 persone tra passeggeri ed equipaggio.

A tutti noi è nota la storia di questo disastro: il capitano della nave Edward John Smith non si preoccupò della possibilità di scontrarsi contro un iceberg nel corso del viaggio, e quando questo accadde ormai era troppo tardi. Consapevole della gravità del danno e del pericolo incombente, ordinò di radunare per primi le donne e i bambini sulle scialuppe di salvataggio, pur sapendo che meno della metà si sarebbe salvata.

Curiosità

  • A bordo erano presenti parecchi personaggi famosi, tra cui anche il progettista Thomas Andrews. Egli aveva un’unica certezza: la nave avrebbe resistito solo se si fossero danneggiati fino a quattro compartimenti stagni, non cinque come accadde;
  • Le segnalazioni di iceberg durante la notte della tragedia furono numerose, ma vennero tutte ignorate dal capitano. Alcune vennero fatte anche da navi che si trovavano vicina al Titanic, come il Carpathia. Inoltre, le vedette non erano munite di binocolo, quindi l’avvistamento dell’iceberg avvenne in forte ritardo;
  • Gli scienziati pensano che se il comandante non avesse invertito la rotta, si sarebbe danneggiata solo la parte frontale e la nave sarebbe riuscita ad attraccare a New York senza grossi problemi; se si fosse mantenuta la rotta in avanti, inoltre, ci sarebbero state buone probabilità di evitare lo scontro;
  • I passeggeri diedero allo schianto poco peso: molti pensavano fosse un’esercitazione, dato che quella prevista per il pomeriggio precedente era saltata. Si lamentarono infatti dell’orario improbabile;
  • La temperatura era di 0°C, quindi i passeggeri sarebbero riusciti a sopravvivere per circa 10 minuti; peccato che di tutte le scialuppe, solo la 14 tornò indietro per aiutare i superstiti, quindi la maggior parte morì. Ne ritrovarono vivi solo 4.

Leggende

  • Nel 1898 lo scrittore Morgan Robertson pubblicò la novella “Futility, Or the Wreck of the Titan” (Il naufragio del Titan). La storia raccontata era simile a quella del Titanic, senza contare la somiglianza con il nome: il transatlantico Titan, la più grande nave mai realizzata e di dimensioni vicine a quelle del Titanic, colpisce un iceberg nel Nord Atlantico e affonda. Le scialuppe, anche sul Titan, sono insufficienti per tutti i passeggeri. La novella fu scritta 14 anni prima che il Titanic venisse progettato;
  • Secondo lo scrittore Robin Gardiner, invece, la nave che affondò non fu il Titanic ma la sua gemella Olympic. Pare infatti che i lavori del Titanic non fossero stati ancora conclusi il giorno del viaggio inaugurale. Il transatlantico venne sostituito con la Olympic, la quale aveva già subito ingenti danni dopo uno scontro precedente con la nave Hawke della Marina britannica. Secondo lo scrittore, l’impatto con l’iceberg fu voluto per ripagare i lavori dell’Olympic con l’assicurazione, ma nessuno si sarebbe mai immaginato un epilogo simile.

Testimonianze

La confusione prendeva sempre più il sopravvento. L’orchestra io non l’ho mai sentita suonare, che mi perdonino quelli che hanno riferito il contrario. I secondi sembravano secoli, l’acqua non si fermava e non c’erano più scialuppe a disposizione. Alcuni uomini si buttarono nel vuoto, altri non riuscivano a decidersi. Caddi in una delle scialuppe che stava per essere calata in mare, dove erano quasi tutti marinai. L’imbarcazione si allontanò rapidamente dal Titanic che sembrava una balena sul punto di affondare.

Da lontano guardavo la nave affondare lentamente, ma allo stesso tempo sempre più in fretta, presto si spensero tutte le luci, le caldaie esplosero, c’era gente che urlava, un vortice nell’acqua e, all’improvviso, l’oscurità. La nave era affondata nel giro di un’ora. Passammo la notte sulla scialuppa, fino a quando arrivò il transatlantico Carpathia a trarre in salvo noi superstiti. Arrivammo a New York la sera del giovedì. Non dimenticherò mai la gente che aspettava sul molo, le famiglie dei sopravvissuti e di quelli che invece non sarebbero mai più tornati.”

Una coppia spagnola

Il ponte era leggermente girato verso di noi. Si vedevano mucchi dei quasi 1500 passeggeri rimasti a bordo che si affastellavano come sciami d’api, ma solo per ricadere a gruppi, a coppie, da soli, mentre circa 80 metri di scafo si alzavano formando con la superficie un angolo di circa 70°. Poi la nave, e con essa il tempo stesso, sembrarono fermarsi. Infine, gradualmente, il ponte si girò, come a voler nascondere l’orrendo spettacolo alla nostra vista. Improvvisamente, tutta la struttura del Titanic sembrò rompersi in due, abbastanza chiaramente sulla parte anteriore, una parte s’inclinava e l’altra si ergeva verso il cielo.”

Jack Thayer, testimone oculare

Prima che il ponte fosse completamente sommerso, il Titanic s’innalzò verticalmente per tutta la sua lunghezza e, forse per 5 minuti, vedemmo almeno 150 piedi della nave alzarsi sopra il livello del mare, diretta contro il cielo; poi precipitando obliquamente disparve sott’acqua.D’improvviso un fiotto di luce dal castello di prua e un razzo s’innalzò sibilando verso il cielo, là dove le stelle ammiccavano sfavillanti sopra di noi. Salì sempre più in alto, mentre un mare di volti lo seguiva con lo sguardo e una pioggia di scintille riscesero lentamente scomparendo ad una ad una. E con un sospiro affannoso una parola sfuggì dalle labbra della folla: ‘Razzi!’.”

Lawrence Beesley, sopravvissuto
Neve Casata, figlia di una sopravvissuta